ARS LONGA, VITA BREVIS

C’è qualcuno che sa a cosa serve un architetto, come si usa?
Quasi costretto per professione ad essere originale, spesso la sua opera diventa non faticosa rilettura critica delle esigenze e dei modi di vivere, ma infantile ricerca della stranezza formale. Il mestiere vero permette di rompere schemi e banalità per consentire il massimo cambiamento in una data situazione, che non è mai imposizione, ma naturale conseguenza di una interrelazione proficua attraverso cui è possibile l’evoluzione delle persone e la stessa crescita professionale. Il buonsenso sembra smarrito, conculcato dal conformismo dei clienti e dalle astruserie egoiche degli architetti. Le due falsità si uniscono per costruire case dove l’immagine è più importante della praticità, dell’essenzialità, dell’economia, scordando che la semplicità è punto d’arrivo e non di partenza. Ma di buonsenso abbiamo bisogno, oltre alla capacità di uscire fuori da schemi rigidi e semplicistici dettati dalle mode e dal mercato. Il resto è gioco e autoironia, se uno ne è capace.
Scritto per “Architettura in dieci righe” a cura di Ernani Vigneri